Sul fiume stava un vecchio ponte in ferro, di quelli che la guerra aveva dimenticato, orfani di truppe e assalti, ignorati dalla dinamite, lasciati all'incuria del tempo, bulloni decorati da ruggine rossastra e catene a far da parapetto, qualcosa nata per esser temporanea che il tempo aveva incrostato in un quotidiano apatico .
Si ricordavano del ponte i contrabbandieri di sigarette, qualche vecchio pastore che lo usava come scorciatoia per il pascolo in estate, e Paola, la figlia di Gianni, l'oste, un'anima inquieta, una che anche il demonio si spazientiva a starla ad ascoltare, una che aveva sempre qualche maledizione da scagliare, una che a star ferma e buona non ci riusciva mai.
Così, quando la boria saliva troppo, Paola saliva a parlar col ponte, almeno il vecchio oste non doveva sfilarsi la cinta per farla ragionare, come due eserciti in battaglia avevano raggiunto questa sorta di tregua, a Paola il suo ponte ed il suo fiume, al vecchio oste un po' di pace.
Quando aveva "le paturnie" come le chiama suo padre, saliva al ponte ad ascoltare il fiume, un fiume quando è a monte ha ben poco da dire, è un fiume giovane, racconta di foglie, rami spezzati, ha visto ben poco del mondo, per raccontare storie, ma un fiume quando è ancora indeciso tra il farsi chiamare torrente o fiume, fa della sua giovinezza vanto, perchè ha ancora da scavarsi letto d'abitune, e in quel percorso instabile che un masso lasciato andare da una sponda dispettosa puo' ancora con facilita' variare, far della sua fragilità potenza, divenire imprevedibile. Così l'abbondanza delle piogge a monte potevano ingrossarlo al punto di spingerlo a quasi a carezzare le assi coperte dal muschio, o la scarsita delle stesse poteva farlo assomigliare a un rigagnolo fangoso in grado solamente di ospitar rane pigre intente a gracidare all'afa.
Poco aveva da dire, ma portava, appunto in se' il germe dell'imprevedibilita' e Paola sapeva che in uno di quei giorni neri avrebbe trovato qualcosa da dirle, ed ogni giorno poteva esser quello buono. Lei stava la' con le gambe a penzoloni a guardar l'acqua scendere sicura che quel giorno non era molto lontano.
Quel giorno venne in settembre, prima che il freddo e la neve rendessero piu' rade le visite, il fiume lascio' appiccato ad una sporgenza di roccia un vecchio cappello da prete, uno come non ne vedeva indossati da tempo, un cappello nero con la falda ampia, circolare come un ufo. Paola curiosa scese l'argine e lo prese tra le mani, era liso, consumato dal sole e dall'uso, prima ancora che il pensiero dell'azione si formalizzasse in quella testa curiosa, paola aveva gia' mosso i primi passi per risalire il fiume camminado parallela all'argine, incurante dei rovi e la boscaglia che rendevano poco agevole il percorso.
Poche centinaia di metri piu' a monte, il fiume faceva una curva, nell'intrico del bosco, si apriva unno spiazzo grande abbastanza da contenere una piccola chiesetta in pietra di cui Paola aveva sempre ignorato l'esistenza, mai si era spinta piu' a monte del suo ponte, le sì paro' davanti un vecchio curato, un curato senza gonna, un curato in incognito in pantaloni di velluto e una pesante camicia di flanella scozzese. "Hey! Che ci fai col mio cappello?" : disse l'uomo intento a stendere della biancheria ad un filo tirato tra due rami bassi di abete.
"Tu sei un prete?" disse curiosa Paola.
"Quella è una chiesa mi pare, questa è una tonaca appesa ad asciugare, quindi... io dovrei essere un prete!"
" Che ci fa una chiesa in un luogo dimenticato da Dio? Una chiesa senza fedeli è come un panettone senza canditi, di fuori sembra uguale ma quando lo mangi scopri la beffa!"
"Accidenti che caratterino bambina! - Entra a vedere se ci sono i canditi allora! E poi ne parliamo!"
Nella chiesa sulla prima fila di banchi sedevano una decina di vecchiette, intente a recitare il rosario in attesa della messa della sera, tutte intente a sgranar corona, intonando in simultanea la stessa litania, senza distogliere lo sguardo da un Cristo pigro piu' dormiente che sofferente, come se il fatto di starsene la' inchiodato in croce gli alleviasse la pena di star ritto in piedi, profumo dolce d'ncenso, e fumo di candela a scaldare l'aria, atmosfera pacata d'attesa, le venne di mettersi la' come sul suo ponte ad osservare le parole de rosario correre nell'aria per defluire dalla piccola finestrella irregolare posta sull'altare.
Si alzò di malavoglia quando si rese conto che cominciava ad imbrunire, non aveva percepito il tempo passare, trovò il curato gia' vestito per la messa ad attenderla sulla porta, sembrava leggerle nel pensiero non ebbe nemmeno bisogno di domandare, che lui rispose: Sono le mogli di quei soldati che han costruito il ponte durante la guerra, non sono mai tornati, gli uomini hanno dimenticato di smontare il ponte, e trovare chi l'aveva costruito, ma dio non si è scordato di chi avevano lasciato ad attenderli, fino a che anche una di loro salira' in questa piccola cappella io non me ne andro' di qua.
Strane storie portano i fiumi prima di scendere a valle di preti di donne di ponti e ricordi.
-Fine -